Stilo, vaso in vetro spesso inciso a mano

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Designer: R&D Blueside

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Il vaso Stilo nasce da un processo di sperimentazione manuale in cui la superficie, solitamente liscia e perfetta, viene trasformata in un paesaggio tattile e vivo attraverso striature e graffiature eseguite interamente a mano. Sul tornio, la superficie incisa riflette la filosofia Blueside: la bellezza può nascere anche dall’imperfezione, e ogni vaso diventa così un pezzo unico, irripetibile, in cui la materia trova voce e carattere. Questo è il massimo esempio della filosofia giapponese del Wabi Sabi

Stilo si inserisce con naturalezza in ogni ambiente, accompagnando fiori freschi, composizioni stabilizzate o elementi naturali secchi come palme e pampas. La sua texture materica esalta ciò che contiene, come se il vetro stesso partecipasse alla bellezza dei fiori. Il regalo adatto ad ogni anniversario, sia un compleanno che un'occasione speciale. gli amanti dei fiori ne apprezzeranno gli spessori e la texture.
Con Stilo, il design diventa gesto, materia e luce: un oggetto che trasforma ogni spazio in un piccolo racconto di artigianalità e poesia contemporanea.

Proposte floreali per vaso Stilo in base alle stagioni
Questo vaso è pensato per valorizzare composizioni essenziali e slanciate. La bocca stretta lo rende perfetto per un singolo fiore importante oppure per 2–3 steli sottili, creando un effetto minimal ed elegante. È ideale per ambienti moderni, nordici, contemporanei o per chi ama uno stile pulito e raffinato.

🌸 Primavera
In primavera il vaso si presta particolarmente a fiori freschi, delicati e dalle linee morbide.
Un grande classico è il tulipano singolo a stelo lungo, perfetto per proporzione ed equilibrio. Anche quando il fiore si piega naturalmente, crea un effetto molto elegante e spontaneo.
Il ranuncolo, con la sua corolla piena e romantica, è ideale come fiore unico. In tonalità bianco, cipria o corallo valorizza l’essenzialità del vaso senza appesantirlo.
Per chi desidera più movimento, si possono inserire 2–3 steli di fresia, che aggiungono leggerezza e un delicato profumo, mantenendo comunque uno stile sobrio.

☀ Estate
In estate si può giocare con fiori più strutturati ma sempre slanciati.
Il lisianthus bianco rappresenta una proposta standard perfetta: elegante, neutro, adatto a qualsiasi ambiente e facilmente reperibile per gran parte dell’anno. Inserito come stelo singolo, crea una composizione raffinata e senza tempo.
Anche il cosmos, con il suo aspetto naturale e leggero, si abbina molto bene al vaso, soprattutto in contesti più informali.
Per un effetto più scenografico ma sempre verticale, si può scegliere un delphinium a stelo singolo, che valorizza l’altezza del vaso e dona presenza senza volume eccessivo.

🍂 Autunno
In autunno si possono proporre fiori leggermente più materici e dai toni caldi.
Una dalia di dimensione media, utilizzata come unico stelo, crea un punto focale importante ma proporzionato alla bocca stretta del vaso.
I crisantemi moderni, nelle varietà più eleganti e contemporanee, sono una soluzione interessante grazie alla loro lunga durata e alla ricchezza delle forme.
In alternativa, per uno stile più contemporaneo e decorativo, si possono proporre rami autunnali o amaranthus, che enfatizzano la verticalità e il carattere minimal del vaso.

❄ Inverno
Durante la stagione invernale il vaso si presta a composizioni essenziali ma di forte personalità.
L’anemone, con il suo centro scuro e i petali chiari, è perfetto come fiore singolo e crea un contrasto molto raffinato.
L’elleboro è un’altra proposta elegante e delicata, ideale per ambienti minimal e luminosi.
Per chi preferisce una soluzione sempreverde e di facile gestione, un ramo singolo di eucalipto o di ulivo rappresenta un’opzione moderna, adatta anche all’esposizione in showroom o come proposta continuativa durante tutto l’anno.

Materiale: vetro borosilicato 3.3

Misure: dxh: 100x220, foro 35 mm

 

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Il wabi-sabi è un concetto estetico e filosofico giapponese che invita a riconoscere e accogliere la bellezza dell’imperfezione, dell’impermanenza e dell’incompletezza. Non si tratta semplicemente di uno stile artistico, ma di un modo di osservare il mondo e di vivere il quotidiano con uno sguardo più consapevole e profondo.
Il termine nasce dall’unione di due parole: wabi, che in origine evocava la solitudine e la semplicità della vita ritirata nella natura, e sabi, che richiama la patina del tempo, l’invecchiamento, il fascino silenzioso delle cose che cambiano. Con il passare dei secoli, queste parole hanno assunto un significato più positivo, fino a rappresentare un’estetica fondata sulla sobrietà, sull’essenzialità e sull’accettazione del naturale scorrere del tempo.
Alla base del wabi-sabi c’è l’idea che nulla sia permanente, nulla sia completo, nulla sia perfetto. Ogni cosa è destinata a trasformarsi, a deteriorarsi, a mutare forma. In questa trasformazione non c’è perdita di valore, ma al contrario un arricchimento: i segni del tempo, le crepe, le asimmetrie diventano testimonianze di vita vissuta. Un esempio emblematico è il kintsugi, l’arte giapponese di riparare oggetti in ceramica con l’oro, mettendo in evidenza le fratture invece di nasconderle. La rottura non viene cancellata, ma celebrata come parte della storia dell’oggetto.
Il wabi-sabi si manifesta spesso attraverso materiali naturali, superfici irregolari, colori tenui e terrosi, oggetti artigianali che portano con sé tracce dell’intervento umano. È un’estetica lontana dalla perfezione industriale e dall’ossessione per il nuovo. Predilige ciò che è autentico, semplice, essenziale. Non ricerca la simmetria impeccabile, ma l’equilibrio spontaneo; non la brillantezza, ma la profondità silenziosa.

Come filosofia di vita, il wabi-sabi invita a rallentare, a osservare con attenzione, ad accettare l’imperfezione in sé stessi e negli altri. In un mondo che tende a esaltare la performance, l’efficienza e l’immagine impeccabile, questa visione propone un’alternativa più umana: riconoscere valore nelle fragilità, nelle pause, nei cambiamenti inevitabili.
Significa trovare bellezza in una foglia che ingiallisce, in un tavolo segnato dall’uso, in un momento semplice che non tornerà identico.
In fondo, il wabi-sabi ci ricorda che la vera bellezza non è quella che elimina i difetti, ma quella che li integra. È una bellezza discreta, silenziosa, che emerge quando impariamo ad accogliere la natura transitoria delle cose e a vedere poesia proprio lì dove, a uno sguardo superficiale, sembrerebbe esserci solo imperfezione.

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